Cosa sono, come funzionano e quando convengono davvero
Le royalties sul marchio rappresentano uno degli strumenti più interessanti di pianificazione fiscale per le imprese che hanno costruito un brand riconoscibile. Se correttamente strutturate, permettono di ridurre il carico fiscale aziendale e di valorizzare un asset immateriale spesso sottoutilizzato.
Di seguito vediamo come funzionano, come vengono tassate e quali sono gli errori da evitare.
Cosa sono le royalties di un marchio
Le royalties sono i compensi che un’azienda paga al titolare di un marchio registrato per poterne utilizzare il nome, il logo o altri segni distintivi. Il pagamento avviene sulla base di un contratto di licenza che disciplina durata, modalità di utilizzo e corrispettivo.
Registrare un marchio non serve solo a proteggerlo: consente anche di monetizzare la proprietà intellettuale in modo continuativo.
Perché vengono utilizzate
Le royalties consentono di:
- trasformare un bene immateriale in una fonte di reddito;
- ridurre l’imponibile fiscale della società operativa;
- pianificare in modo più efficiente la distribuzione della ricchezza.
Sono particolarmente diffuse in settori come consulenza, servizi, moda, tech e franchising.
Vantaggi fiscali per la SRL
Per la società che utilizza il marchio:
- le royalties sono costi deducibili che riducono la base imponibile ai fini IRES e IRAP;
- non sono soggette a IVA.
Tassazione per la persona fisica
Per il titolare del marchio:
- le royalties sono tassate solo ai fini IRPEF;
- non generano contributi INPS se il soggetto non svolge attività d’impresa o professionale
- possono rappresentare uno strumento più efficiente rispetto ai dividendi.
Come funzionano in pratica
Il meccanismo si articola in tre fasi:
- registrazione/acquisto del marchio da parte della persona fisica;
- concessione in licenza alla società;
- pagamento periodico delle royalties.
Il valore delle royalties deve essere coerente con:
- notorietà del marchio;
- diffusione sul mercato;
- settore di riferimento.
Caso pratico
Una SRL con fatturato di 650.000 euro riconosce 16.000 euro annui di royalties al titolare del marchio.
Risultato:
- riduzione della base imponibile ai fini IRES e IRAP;
- maggiore reddito netto per il titolare percettore, rispetto alla distribuzione di dividendi.
Stesso valore economico, struttura fiscale diversa.
Gli errori da evitare
Il principale rischio è la valutazione “a occhio” delle royalties.
Senza criteri oggettivi, perizia e coerenza contrattuale, in quanto il rischio di contestazioni fiscali è molto elevato.
Le royalties funzionano solo se:
- il marchio ha reale valore economico;
- il contratto è coerente;
- l’importo è difendibile in caso di controllo.
Conclusione
Le royalties sul marchio non sono una scorciatoia, ma uno strumento di pianificazione fiscale evoluta.
Se utilizzate correttamente, consentono di ridurre le imposte, proteggere il brand e creare nuove fonti di reddito.
Se gestite male, generano problemi seri.
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